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Quanto costa "inverdire" l'economia mondiale

Ecco le principali conclusioni del rapporto "Towards a Green Economy Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication" dell'Unep in alcuni settori chiave

Per l'Unep, la green economy è un'economia che comporta «Un miglioramento del benessere umano e l'equità sociale, riducendo allo stesso tempo in maniera significativa i rischi ambientali e la carenza di risorse». Politiche e investimenti che disaccoppino la crescita dall'attuale consumo intensivo di materie prime e di energia costituisce una parte importante della transizione. Benché ci siano stati dei tentativi di disaccoppiamento nel corso degli ultimi 30 anni, i guadagni sono stati troppo modesti per mettere il pianeta sulla via dello sviluppo sostenibile, preservandone le risorse finite.

Secondo l'Unep i governi devono svolgere un ruolo di pivot con politiche pubbliche innovative ed originali che «Saranno essenziali per mettere in campo le condizioni favorevoli, che inciteranno i mercati e gli investimenti diretti del settore privato a scegliere la via della transizione verso la green economy».

Il rapporto fa alcuni esempi: «Quadri regolamentari ben pensati, assegnazione prioritaria delle spese e degli appalti pubblici a dei comparti che stimolino i settori economici verdi e limitazione delle spese che favoriscono l'esaurimento del capitale naturale. Tassazione e meccanismi economici intelligenti che spostino le spese ei consumatori ed incoraggino l'innovazione verde. Investimenti pubblici nel rafforzamento delle capacità e della formazione, parallelamente al consolidamento della governance internazionale. Le politiche pubbliche possono così fare in modo che il vantaggi dell'inverdimento di un settore bisognoso di benefit più ampi in termini in termini di sviluppo sostenibile».

Il rapporto però prevede che del 2% del Pil mondiale necessario per la transizione verso la green economy la maggioranza degli investimenti venga dai capitali privati e che questi vadano soprattutto a 10 settori chiave giudicati essenziali: agricoltura, edifici, offerta energetica, pesca, forestazione, industria (efficienza energetica), turismo, trasporti, gestione dei rifiuti ed acqua. Per il 2% del Pil proposto dal rapporto, gli investimenti in base ai livelli attuali di PIl sarebbero: 108 miliardi di dollari per rendere l'agricoltura più verde, piccoli agricoltori compresi; 134 miliardi di dollari per migliorare l'efficienza energetica degli edifici; più di 360 miliardi di dollari per la sostenibilità dell'offerta energetica; circa 110 miliardi di dollari per la pesca, compreso un calo della capacità delle flotte mondiali; 15 miliardi di dollari per la forestazione sostenibile con importanti ricadute positive per la lotta ai cambiamenti climatici; più di 75 miliardi di dollari per rendere più green le attività industriali, compreso il manifatturiero; circa 135 miliardi di dollari per il turismo ecologico e più sostenibile; più di 190 miliardi di dollari per ridurre l'impatto dei trasporti su ambiente e salute; circa 110 miliardi di dollari per I rifiuti, compreso il riciclaggio; altri 110 miliardi di dollari circa per acqua, depurazione e servizi igienici.

Agricoltura. Una green economy investirà nell'agricoltura da 100 a 300 miliardi di dollari all'anno fino al 2050 per nutrire 9 miliardi di persone e favorire allo stesso tempo una miglior gestione della fertilità dei suoli, l'utilizzo sostenibile dell'acqua e il miglioramento della gestione biologica dei vegetali. Degli scenari indicano un aumento dei rendimenti mondiali delle principali colture del 10% in rapporto alle strategie di investimenti che verranno attuate. Questo equivarrebbe ad innalzare e a mantenere i livelli nutritivi a 2.800 - 3.000 kilocalorie a persona entro il 2030, paragonate alle 2. 000 kilocalorie disponibili oggi. Le perdite alimentari nel mondo rappresentano 2.600 kilocalorie a persona e al giorno. Sono soprattutto dovute all'assenza o all'inefficienza di infrastrutture di distribuzione e di conservazione e ai rifiuti domestici. Di conseguenza, la transizione verso la green economy deve affrontare questi problemi, che sono legati a diversi settori.

Edifici. Gli uffici ed i locali residenziali, che utilizzano un terzo dell'energia mondiale, fanno del settore degli edifici il più grosso emettitore di gas serra del mondo. Il settore delle costruzioni è responsabile di oltre un r terzo del consumo mondiale delle risorse materiali, tra le quali il 12 % dell'utilizzo totale di acqua dolce. Secondo uno scenario dell'Ipcc, l'impronta climatica del settore degli edifici dovrebbe quasi raddoppiare e raggiungere 15,6 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 entro il 2030, cioè il 30% delle emissioni totali di CO2 di origine energetica. Negli scenari della green economy, l'utilizzo delle tecnologie già esistenti e l'aumento dell'offerta di energie rinnovabili potrebbe comportare un calo spettacolare delle emissioni monetizzabile con un risparmio di 35 dollari per tonnellata di CO2. Con buone politiche governative in materia di edifici urbani, entro il 2050 sarebbe possibile risparmiare circa un terzo dell'energia consumata da questo settore in tutto il mondo, con un investimento annuale da 300 miliardi a un trilione di dollari.

Pesca. Delle sovvenzioni stimate in circa 27 miliardi di dollari all'anno hanno prodotto una capacità di pesca due volte superiore alle possibilità riproduttive dei pesci. Per permettere la ricostituzione delle risorse alieutiche del pianeta. il rapporto suggerisce di investire nel rafforzamento della gestione della pesca, compresa l'istituzione di aree marine protette, m nella messa fuori servizio di alcune navi, nella riduzione della capacità delle flotte e nella formazione ad altri mestieri. Un tale investimento, appoggiato da iniziative politiche, si tradurrebbe in un aumento delle catture dagli attuali 80 milioni di tonnellate a 90 milioni entro il 2050, dopo unn calo iniziale che si protrarrebbe fino al 2020. «Il valore attuale dei benefici del rinverdimento del settore della pesca è stimato da 3 a 5 volte circa quello dell'investimento necessario». Sarebbe possibile limitare le perdite di posti di lavoro a corto e medio termine concentrandosi sulla diminuzione di un piccolo numero di flotte di pesca industriale invece che su quelle dei piccoli pescatori artigianali. I lavoratori della pesca dovrebbero ricominciare ad aumentare nel 2050, una volt che gli stock si saranno ricostituiti.

Forestazione. Le foreste producono beni e servizi che assicurano I mezzi di sussistenza economici a più di un miliardo di persone, riciclano i nutrimenti essenziali all'agricoltura ed ospitano l'80% delle specie terrestri. Attualmente, la deforestazione rappresenta circa il 20% delle emissioni mondiali di gas serra, «Diminuire la deforestazione può quindi costituire un buon investimento: stimiamo che in effetti i vantaggi in termini di regolazione del clima del dimezzamento della deforestazione siano tre volte soperiori ai costi». Il apporto prende in analisi un contributo di 15 miliardi di dollari all'anno (0,03% del Pil mondiale) per la sostenibilità di questo settore, compreso l'aumento degli investimenti per il programma Redd+ . Questo permetterebbe anche il rafforzamento di meccanismi economici già approvati, come il legname certificato, la certificazione dei prodotti delle foreste primarie, il pagamento dei servizi ambientali e le partnership con le comunità locali. Tra il 2011 e il 2050, un investimento da 15 miliardi di dollari aumenterebbe il valore aggiunto dell'industria forestale di oltre il 20% in rapporto al mantenimento dello statu quo. Il rapporto suggerisce che la transizione verso la green economy permetterebbe di accrescere la copertura forestale, attualmente vicina a 4 miliardi di ettari, di oltre il 3% nel 2020, dell' 8% nel 2030 e di più del 20 % nel 2050, rispetto al mantenimento dello statu quo. La rapida messa in atto di queste raccomandazioni potrebbe apportare un contributo essenziale al'anno internazionale delle foreste indetto dall'Onu proprio per il 2011.

Trasporti. I costi ambientali e sociali dei trasporti in termini di inquinamento atmosferico, di incidenti stradali e di ingorghi rappresentano circa il 10% del Pil di alcune regioni o Paesi. Per rendere più green il settore dei trasporti ci vogliono politiche che incoraggino il passaggio al trasporto pubblico e non motorizzato e che favoriscano il rendimento energetico dei carburanti e veicoli meno inquinanti. Per l'Europa il rapporto Unep sottolinea che «I benefici economici regionali degli investimenti nei trasporti pubblici rappresentano più del doppio dei loro costi». Diminuire il tenore di zolfo dei carburanti nell'Africa subsahariana potrebbe rappresentare un risparmio di circa 1 miliardo di dollari all'anno in costi sanitari. Investire lo 0,34% del Pil mondiale all'anno, fino al 2050, nel settore dei trasporti potrebbe ridurre dell'80% il consumo di carburanti ed aumentare del 6% i posti di lavoro rispetto al mantenimento dello statu quo, grazie principalmente all'aumento della quota dei trasporti pubblici.

Rifiuti. Entro il 2050 il mondo dovrebbe produrre più di 13 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani e di altro tipo: attualmente solo il 25% del totale dei rifiuti viene recuperato e riciclato. Un investimento di 108 miliardi di dollari all'anno nel rinverdimento del settore dei rifiuti potrebbe permettere di riciclare quasi il 100% dei rifiuti elettronici contro l'attuale 15 %. Un tale investimento potrebbe triplicare il riciclaggio globale dei rifiuti entro il 2050 e ridurre dell' 85% le quantità di rifiuti che finiscono nelle discariche rispetto allo scenario del mantenimento dello statu quo. Questo comporterebbe anche. entro il 2030, che le emissioni di gas serra dovute al metano potrebbero diminuire dal 20 al 30%, producendo ulteriori risparmi. La prevenzione e la gestione dei rifiuti resta una delle sfide maggiori per l'industria manifatturiera. Degli approcci come il "re manufacturing" e la riprogettazione dei prodotti e delle procedure possono contribuire a limitare la produzione di rifiuti e ad utilizzare le risorse. Così come un allungamento del 10% della vita dei prodotti manifatturieri si tradurrebbe u in una riduzione equivalente del volume di risorse estratte. Secondo il rapporto «Il riciclaggio del calore residuale grazie alle centrali di cogenerazione che combinano calore ed elettricità presenta un forte potenziale di utilizzo più razionale dell'energia. L'industrie della pasta da carta dispone di impianti di cogenerazione che le permettono di utilizzare il 30% di energia primaria in meno».

Per consultare la versione integrale del rapporto: www.unep.org et www.unep.org/greeneconomy

Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Febbraio 2011 20:56)

 

San Benedetto del Tronto verso rifiuti zero

Prospettive e strategie nella gestione degli scarti urbani in un convegno in programma oggi presso l’auditorium comunale G. Tebaldini, con il patrocinio della Regione Marche.

Come attuare una politica ambientale che porti una città, che già ha conseguito ottimi risultati in tema di differenziazione dei rifiuti (raddoppiando in pochissimi anni il quantitativo di scarti avviati al recupero che oggi sfiora il 50%), verso il traguardo del 100% del riciclaggio? Che forme di coinvolgimento e di sensibilizzazione della cittadinanza vanno adottate perché si raggiunga l’unità di intenti necessaria a conseguire un obiettivo così ambizioso?

Quali sono le migliori esperienze che hanno già percorso con successo questa strada virtuosa? Sono questi alcuni degli interrogativi a cui tenterà di rispondere il convegno che si tiene oggi a San benedetto del Tronto. Dal 1963 al 2003 l’ “impronta ecologica” dell’uomo sull’ambiente è più che triplicata, superando di oltre il 30% la capacità bio-riproduttiva dei sistemi naturali; le istituzioni nazionali e locali hanno ormai da tempo cominciato ad interrogarsi su quale sia il sentiero da percorrere per consentire uno sviluppo territoriale davvero sostenibile.

«La questione dei rifiuti si è troppo spesso imposta configurandosi come situazione di emergenza e di crisi, cui far fronte con strumenti tempestivi ma non risolutivi. è ormai evidente l’esigenza di gestire i rifiuti in un quadro di politiche di più ampio respiro, che sposti l’attenzione dalla dimensione della “crisi” a quella della “prevenzione”, consentendo di ridurne le quantità, potenziando la raccolta differenziata ed il riciclo, nonché sensibilizzando la cittadinanza ad un consumo più accorto ed intelligente -  afferma l’Assessore Paolo Canducci che ha organizzato l’evento – è necessario ridurre i rifiuti alla fonte, cooperando in modo proficuo con le imprese del territorio, per dare spazio a tutti quegli accorgimenti eco-sostenibili che consentono di ridurre la quantità e l’impatto ambientale dei packaging, nonché dei materiali e componenti stessi dei prodotti, soprattutto di quelli di largo consumo».

Ecco allora che gli enti locali integrano le proprie politiche in vista dell’ottimizzazione nella gestione dei rifiuti: sono già rilevabili diversi esempi di buone pratiche, a cui ci si può ispirare per progettare un prossimo futuro maggiormente sostenibile. In molti Comuni vengono già promossi ed incentivati il compostaggio domestico, la raccolta differenziata porta a porta, gli acquisti verdi, la distribuzione di latte e detersivi alla spina, l’uso di pannolini ed assorbenti ecologici, ecc. Nel convegno di oggi si farà il punto della situazione per valutare, caso per caso, quali accorgimenti risultano vincenti, come attuarli e per quali vie arrivare a sensibilizzare ed educare la cittadinanza. 

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto, nella figura dell’Assessore alle Politiche Ambientali Paolo Canducci,  con il patrocinio di Regione Marche, Provincia di Ascoli Piceno, Associazione Comuni Virtuosi (di cui San Benedetto fa parte) e Agenda 21, e organizzata insieme a Picenambiente spa (la società pubblico-privata che gestisce il ciclo ambientale di tutto il comprensorio) coinvolgerà esperti e politici di vari Enti del territorio nazionale che condivideranno le buone pratiche, i risultati raggiunti ed i propositi di miglioramento per l’implementazione di raccolte differenziate dei rifiuti urbani sempre più efficienti, nonché di ottimizzazione dei sistemi di riciclo e di riduzione dei rifiuti.

Il programma prevede, dopo i saluti di Giovanni Gaspari, Sindaco di San Benedetto del Tronto, Sandro Donati, Andrea Maria Antonini e Paolo Canducci, rispettivamente Assessori alle Politiche Ambientali della Regione Marche, della Provincia di Ascoli Piceno e del Comune di San Benedetto del Tronto, l’introduzione di Piergiorgio Carrescia, Dirigente P.F. Ciclo dei rifiuti della Regione Marche che parlerà di “Strategie regionali per la prevenzione e per il recupero dei rifiuti”.

Sarà poi la volta di Leonardo Collina, Amministratore delegato di Picenambiente (“La raccolta differenziata: i risultati raggiunti e le politiche di sviluppo”), Giuseppe Cappelli, presidente della VII Commissione Ambiente del Comune di San Benedetto del Tronto (“Paesaggi contaminati”), Alessio Ciacci, Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Capannori (“Rifiuti Zero: da utopia a realtà”), Raphael Rossi dell’ESPER – Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti  (“Buone pratiche italiane ed europee nella direzione rifiuti zero”).

Fonte: Terranews

Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Febbraio 2011 15:48)

 

Rifiuti hi-tech: 'Uno contro Uno' 4mila tonnellate raccolte in 6 mesi

di Piergiorgio Iacovazzo


É quanto hanno raccolto i negozi della distribuzione moderna. Il bilancio relativo al 2010 è stato tracciato da Ecolight, consorzio che si occupa della gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici.

"La raccolta è aumentata soprattutto nell'ultimo trimestre del 2010 - spiega in una nota il consorzio Ecolight, che offre il servizio di ritiro e smaltimento ad oltre 3mila esercizi commerciali in Italia, a soli 6 mesi dall'entrata in vigore del decreto 'Uno contro Uno' -, rispetto al periodo luglio-ottobre i quantitativi di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) ricevuti dai negozi sono raddoppiati e solo nel mese di dicembre sono state sfiorate mille tonnellate.

La maggior parte dei rifiuti Raee raccolti "è costituita dai grandi elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie e forni - si legge ancora -. Più di diecimila i televisori avviati al recupero, mentre sono ancora piuttosto basse le quantità dell'elettronica di consumo, come cellulari e computer".

La legge prevede infatti che, al momento dell'acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica, il consumatore può consegnare al rivenditore il proprio vecchio elettrodomestico. Il commerciante deve ritirarlo gratuitamente e smaltirlo nel rispetto delle norme. "È stato fatto un importante passo in avanti sotto il profilo normativo e della sensibilizzazione, anche se è ancora molta la strada da fare", precisa il presidente di Ecolight, Walter Camarda. 

Così, nel solo mese di dicembre sono state sfiorate le mille tonnellate. La maggior parte dei rifiuti appartengono al raggruppamento R2 che raccoglie i "grandi elettrodomestici" come lavatrici, lavastoviglie e forni. Sono stati invece più di diecimila i televisori avviati al recupero. Ancora piuttosto basse le quantità dell’elettronica di consumo, ovvero piccoli elettrodomestici, computer, hi-fi e telefoni.

Il decreto ministeriale numero 65 del 2010 è divenuto operativo nel giugno scorso, dando ai negozi il compito di ritirare gratuitamente i rifiuti elettronici dai propri clienti, a fronte di un nuovo acquisto, e di smaltirli correttamente. Questo fatto, secondo il presidente di Ecolight, Walter Camarda, "ha dato un impulso significativo per una corretta raccolta e per lo smaltimento dei rifiuti elettronici," anche se la strada da fare "è ancora molta". 

Migliorare il servizio e potenziare l'efficacia della legge si può, secondo il direttore generale di Ecolight Giancarlo Dezio, che auspica a questo proposito l'adozione di "ulteriori semplificazioni e la risoluzione dell'operatività per quanto riguarda la copertura a livello territoriale delle isole ecologiche comunali".

Fonte: nannimagazine.it

Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Febbraio 2011 11:12)

 

Rifiuti Campania: "Italia rispetti le regole europee"

Il Parlamento europeo chiede al nostro Governo di "seguire la legislazione comunitaria sulla gestione dei rifiuti urbani, migliorare la trasparenza delle procedure per contrastare il crimine organizzato e ricostruire uno stato di fiducia con i cittadini".

Sulla gestione dei rifiuti in Campania arriva un nuovo 'stop' dal Parlamento europeo. È promossa, invece, la risoluzione presentata dai gruppi politici S&D, Alde, Verdi/Ale e Gue è stata approvata con 374 voti a favore, 208 contrari e 38 astensioni. Attraverso il documento i deputati hanno criticato la decisione di aprire discariche in aree protette, ribadendo che i fondi regionali saranno liberati quando le autorità italiane presenteranno un piano per la gestione dei rifiuti conforme alle norme stabilite dall'Unione europea.

I gruppi politici hanno sottolineato che i progressi compiuti fino ad ora nella riduzione dei rifiuti e nel riciclaggio sono stati "minimi", e per questo hanno chiesto al Governo italiano di assicurare il rispetto delle regole comunitarie entro i termini di osservanza stabiliti dalla Commissione, la quale dovrebbe monitorare gli sviluppi della situazione e, nel caso fosse necessario, imporre sanzioni pecuniarie per assicurare che le autorità campane ottemperino ai propri doveri.

I fondi strutturali bloccati dalla Commissione saranno liberati "non appena il piano della gestione dei rifiuti sarà effettivamente conforme alle norme dell'Unione", rende noto un comunicato del Parlamento europeo. Attualmente, un piano di gestione dei rifiuti presentato dalle autorità italiane è sotto l'esame della Commissione che ne sta verificando la conformità al diritto comunitario, in particolare per la questione della gerarchia del trattamento e la sicurezza delle discariche.

Le misure straordinarie impiegate dal governo italiano per derogare alle regole sulle valutazioni d'impatto ambientale e sugli appalti pubblici per nominare commissari straordinari per prendere decisioni senza consultare o informare le autorità locali sono considerate "da gran parte della popolazione come parte del problema, per la mancanza di trasparenza e di vigilanza istituzionale". Ciò ha facilitato, sostengono i deputati, una maggiore presenza della criminalità organizzata. Tali misure d'emergenza sono state tuttavia cancellate dal governo italiano nel dicembre del 2009, restituendo cosi alle autorità locali i poteri di gestione dei rifiuti, ricordano i deputati.

La decisione di aprire discariche in aree protette all'interno del Parco nazionale del Vesuvio, come nel caso di Terzigno, è criticata dai deputati che si oppongono anche a un suo eventuale allargamento, sottolineando anche il sostegno alla decisione di non aprire una seconda discarica a Terzigno, nel sito di Cava Vitiello. Infine, i deputati ritengono che le autorità italiane non abbiano mostrato sufficiente attenzione alle proteste contro la localizzazione dei siti di raccolta e di smaltimento e pertanto chiedono di "ricostruire un clima di fiducia" dialogando e coinvolgendo le popolazioni locali.

Fonte: Nannimagazine

 

Nowaste, un robot trasforma l’umido in compost direttamente in cucina

Il progetto di I.R.S.S.A.T., Regione Sicilia e Università di Catania, approvato dal programma europeo Life, presenta un robot ecosostenibile in grado di ridurre lo smaltimento dei rifiuti umidi in ambito domestico, pretrattando l’organico e trasformandolo in compost

Un robot che trasforma l’umido organico in pre-compost direttamente nella cucina di casa: è il progetto N.O.W.A.S.T.E., acronimo di New organic waste sustainable treatment engine, realizzato all’interno del programma europeo Life, da I.R.S.S.A.T. in collaborazione con Regione Sicilia e Università di Catania.
Nowaste è uno dei 116 progetti approvati dalla Commissione Europea, che finanzierà i costi di realizzazione al 50%, mettendo a disposizione dei ricercatori 1 milione di euro.
“C’è sempre più bisogno di incoraggiare la cultura del riciclaggio nelle famiglie italiane – scrivono i promotori del progetto – e in particolar modo nelle regioni del Sud, per poter affrontare al meglio i problemi ambientali e sanitari che derivano da una politica di gestione dei rifiuti insufficiente e inadatta. L’obiettivo di Nowaste è sviluppare un sistema di trattamento domestico dei rifiuti organici sempre più efficiente”.
I risultati che si attende il gruppo di ricerca sono molteplici: si va dall’obiettivo riciclaggio del rifiuto organico 30% alla possibilità di riutilizzare i rifiuti in modo proficuo, più una serie di benefici collaterali che deriveranno dall’impiego del robot, come una riduzione del trasporto rifiuti del 70% e un aumento di posti di lavoro.

Per maggiori informazioni, consultare questo link.

Fonte: Ecodallecittà

Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Febbraio 2011 00:03)